38 - Parrocchia di Sant'Antonio - I Frati Cappuccini

Parrocchia di Sant'Antonio, i Frati Cappuccini  I Frati Cappuccini sono stati fondamentali nella storia della chiesa di Sant'Antonio non solo perché l'hanno voluta, ideata e fatta costruire, ma anche perché l'hanno amministrata come Parrocchia per più di 80 anni, da quando Monsignor Angelo Fiorini, il 10 giugno 1915, consacrò il nuovo tempio dedicandolo "al nome e alla memoria di Sant'Antonio da Padova". Ne ricordiamo alcuni in particolare.

- Padre Guido da Podenzano, superiore della famiglia di Parma, che, il primo aprile 1914, chiese al Vescovo di Fidenza, Monsignor Leonida Mapelli, il permesso di "poter erigere una Chiesa in onore di Sant'Antonio da Padova, in Salsomaggiore, ai confini della Diocesi di S. Donnino";  

- Padre Sisto da Reggio Emilia, che fu il primo cappuccino autorizzato dal Vescovo Mapelli "alla cura delle anime di quella parte della Parrocchia di Bargone che si estende, nella borgata di Salsomaggiore, alla sinistra del torrente Chiara";  

- Padre Giovanni da Fivizzano, che, dal 9 agosto 1915 in poi, resse la "quasi Parrocchia", divenuta Parrocchia nel 1919 con decreto firmato dal nuovo Vescovo di Fidenza, Monsignor    Giuseppe Fabrucci. Padre Giovanni fu dunque il primo vero parroco di Sant'Antonio (dal 1919 al 1925); - a lui succedette l'instancabile e poliedrico

- Padre Cirillo da Bagno (dal 1925 al 1931) che, tra le tante cose che fece, acquistò le campane e fece costruire la cinta muraria nonché la chiesina che è situata in piazza Giovanni XXIII, dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Inoltre, senza aiuti statali, provvide anche alla costruzione dell'Asilo Infantile;  

- Padre Diego da Caprio (dal 1931 al 1934) fu il terzo parroco. Nel 1931, in piena crisi mondiale, ereditò una Parrocchia oberata di debiti contratti per le varie costruzioni precedenti, ma da bravo parroco seppe far fronte ai creditori, pagando tutti i debiti; in più, provvide a far eseguire le decorazioni delle pareti (ad opera del salsese Pietro Maestri) e gli affreschi riproducenti la vita di Sant'Antonio (ad opera del pittore bergamasco Severino Bellotti, 1931).  Moriva a soli 52 anni di età lasciando ai posteri la fama di Servo fedele di Cristo, capace di trafficare i talenti ricevuti in dono; - Padre Pasquale da San Nicolò, parroco dal 1934 al 1937, ebbe, tra l'altro, il merito di chiamare a Salsomaggiore per la cura delle Opere parrocchiali le Ancelle della Carità di Brescia che restarono a Salso dal 1935 al 1962;  

- Padre Roberto Lecchini da Arzelato (dal 1937 al 1961) fu il quinto parroco. Nella sua lunga permanenza  molto fece per i parrocchiani e per la chiesa.  Durante la guerra intervenne più volte, di notte e di giorno, tra i contendenti sempre a favore della popolazione. Una volta andò al "Villino Catena" dove la Brigata Nera aveva arrestato varie famiglie salsesi, minacciando rappresaglie su di esse. Il Padre fece un appello alle autorità fasciste ed ottenne che fossero sospese le minacce e liberate le famiglie prese in ostaggio nella retata.  Finita la guerra, si dedicò alla costruzione della Casa di Riposo "Sacra Famiglia", opera importante che realizzò con il contributo materiale e morale di tanti parrocchiani - tra i quali il Gruppo Alpini di Salsomaggiore - e, in primis, della cofondatrice Ida Berzieri.  Le difficoltà non mancarono: basti pensare che, quando chiese un piccolo contributo al Comune per la costruzione di tale struttura, gli fu negato con la seguente motivazione: "L'opera è inutile in quanto, in futuro, dei poveri non rimarrà neanche la semenza perché tutti ritrarranno dal lavoro una invidiabile prosperità".  Altrettanti ostacoli dovette superare quando si attivò perché il quartiere di Sant'Antonio, divenuto negli anni molto popoloso, disponesse di una farmacia in loco. A quei tempi esistevano solo le farmacie del centro.  Padre Roberto comunque, con grande determinazione, realizzò tutti i suoi progetti e fu esempio di uomo volitivo, saggio e sereno perché sicuro di sé e dell'aiuto di Dio.
 

I parroci che succedettero a Padre Roberto furono, rispettivamente:  


- Padre Alessandro da Pieve Modolena, uomo di cultura, diplomato in scienze sociali all'Università Pro Deo di Roma e docente in vari licei, il quale fu parroco di· Sant'Antonio dal 1961 al 1965. Di grandi virtù morali, era molto amato dai giovani, dei quali fu pastore e apostolo infaticabile. Morì per incidente stradale il giorno 25 giugno 1965 mentre, a bordo di un automezzo della Parrocchia, stava rientrando da una gita proprio in compagnia di alcuni giovani;    

- Padre Guido da Centenaro, che fu parroco dal 1965 al 1970, si distinse per operosità e affabilità.  In gioventù fu grande predicatore sia in Italia sia all'estero, dove si impegnò anche nell'assistenza agli emigranti;  

- Padre Mario Galeotti, che fu parroco dal 1970 al 1976;

- Padre Arcangelo Panciroli da San Bartolomeo, parroco dal 1976 al 1979;

- Padre Gianantonio Salvioli da S. Martino in Rio, che fu parroco dal 1979 al 1990;

- Padre Mario Cappucci, che fu parroco dal 1990 al 1994;

- Padre Amaldo Pellesi, che fu parroco dal 1994 al 1996;

- Padre Giancarlo Galli, parroco dal 1996 al 1999;

Tra i tanti Frati Cappuccini, non parroci, un particolare ricordo va a:  

- Padre Pellegrino da Campagnola (Fra Pacetta)

- Padre Raffaele da Mestre

- Padre Evaristo da Carniana