La sua costruzione risale al IX secolo, e fu costruita per accogliere, tra l’880 e l’885, le reliquie del Santo cui è dedicata; purtroppo per poco tempo, poiché forse già nel 913, i resti del Martire furono trasferiti nella Cattedrale di Parma e collocati in un altare. Il luogo era noto sin dal VII° secolo, in quanto meta di pellegrini richiamati dalla presenza di una sorgente d’acqua, chiamata Fonte Limosa o Fontanabroccola (cioè traboccante), alla quale erano attribuiti poteri miracolosi, in particolare per chi soffriva di mal di testa: i pellegrini compivano il viaggio alla chiesa (secondo la tradizione il primo di giugno) trasportandovi un sasso tenuto sulla testa. Una volta arrivati a destinazione, bevevano l’acqua e si sentivano immediatamente liberati dal dolore. L’accumulo dei massi depositati dai fedeli avrebbe fornito il materiale per l’edificazione della chiesa. La sorgente venne poi incanalata in un pozzo che si trovava nella cripta. La chiesa è un raro esempio di costruzione carolingia rimasto intatto fino ai giorni nostri; l’aspetto esterno della costruzione è molto semplice, ed è completato da un piccolo campanile; all’interno si presenta ad un’unica navata, con un’interessante cripta a volte irregolari sostenuta da quattro colonne di marmo bianco, con capitelli diversi, e con l’antico pozzo. Fu proprietà dei Vescovi di Piacenza fino all’11° sec, poi passò ai Pallavicino. Estintosi il casato dei marchesi di Scipione, la chiesa divenne proprietà degli arcipreti di Borgo San Donnino, che restaurarono e riconsolidarono la struttura, apportando modifiche secondo modelli neo-gotici.

 

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