Il piccolo - 1 marzo 1913 - Gli uffici della Camera e il progetto di legge

Studio Fotografo Preti

Studio Fotografo PretiDopo lo stabilimento Magnaghi, in un piccolo edificio che un tempo veniva utilizzato come ufficio postale, telegrafico e banca, nel 1937 apriva lo studio fotografico di Nando Preti. Come collaboratori troviamo il fratello Mario Preti, Alfredo Bassi, Vascelli Gino, Orighi fratello del partigiano "Freccia". Alfredo Bassi sposò Zilia, sorella della moglie di Nando. Oltre allo studio di Salsomaggiore Nando Preti, ne aveva un altro a Roma. Da una porta di servizio sul retro del negozio era possibile accedere ai giardini del Magnaghi, alla rimessa degli automezzi Comunali e al pozzo N 4.

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L'arte di Nando Preti - Parlo, volentieri di questo nostro giovane che esprime un'arte umana e gentile com’è l'arte fotografica. Ormai l'antico dilemma se la fotografia debba ritenersi e fino a qual punto debba ritenersi un'arte, è superato: la risposta è venuta a affermativamente e per spontaneo consenso di tanti critici, anche da quelli che sostavano più dubbiosi ed ironici alle soglie della nuova pretesa.
Abbiamo visto così meravigliose immagini di bellezze che transitavano e si tramutavano: ombre e luci, cieli con cavalcate di nubi, montagne folgorate da soli occidui, tempeste che allineavano flotte di nembi e sereni idilli di spiagge con temi riflessi, profili di paesetti con lune piene infilate dalle cuspidi aguzze di campanili sottili, tutte immagini d'una bellezza mobile lungo il tempo. Un'espressione scientifica potrebbe dire che la fotografia è la misura della quarta dimensione dello spazio: il tempo. Un'espressione sentimentale può d’altra parte affermare che è l'attimo fuggente arrestato, perché bello. Comunque sia l'angolo visuale ove si consideri il fenomeno fotografico, resta indubitato e indubitabile che di una vita, di un movimento e di un aspetto che ci si presentano allo sguardo, vi sono cento modi diversi per saperlo cogliere e per saperlo fisare nella lastra tanto sensibile. E qui nasce l'arte; nasce nella possibilità che cento uomini risolvano lo stesso tema, uno in modo diverso dall'altro, e perciò uno meglio di tutti. Questi sarà l'artista eletto, che avrà più d’ogni altro avanzato verso l'irraggiungibile perfezione d'una bellezza assoluta, integrale, meta degli artisti. Eccoci dunque dinanzi all'arte fotografica di Nando Preti, uno degli eletti che in questo campo vanti la nostra terra. I molti volti che - prevalentemente femminili - ammiriamo nelle esposizioni che egli ci ammanisce, tutti quei volti rappresentano un segno di ambizione che l'artigiano ha espresso in ombre e luci, e un sogno di bellezza che l'artista ha realizzato con tanti accorgimenti, e fra questi l'estetica, la psicologia, il costume, e la tempestività. Difficile magistero quello di armonizzare tante cose che per essere istintive sono delle forze? Forse per l'alchimista le sintesi sono un prodotto d'una fatica, ma per l'artista sono invece più spesso il risultato d'una gioia. Questo ho pensato davanti alle delicate bellezze che tra ombre e luci in contrasto; ho ammirato davanti alla mostra fotografica di Preti Nando. Certo che se l'opera non è sempre gioiosa, lo sono i risultati di essa e l'opificio è una fabbrica di gioia. Vediamo le signore, quelle dame gentili piene d’ogni grazia e d'ogni incanto che sono il frutto di intere generazioni di aristocrazia, le donne superbe fatte «a miracol mostrare» per lo più naturalmente sdegnose dell'umanità in pantaloni che dinanzi a loro si genuflette, vediamo codeste donne innanzi al fotografo e pensiamo quale umiltà le abbia condotte quale fede e quale amore. Sono venute «indossando» 1a loro bellezza più smagliante, sfoggiando i loro sorrisi più dolci, denudando le loro epidermidi di più... estese. Qualche giorno dopo esse riceveranno con mani trepide l'attestazione di tale aspetto, così come lo vollero. Nando Preti è compiacente in questo: pare che abbia adottato la divisa di quell'anima mansueta «Come vuoi tu».

«Secondo che ci affiggon li desiri
E li altri affetti, l’ombra si figura.
E quest’è la cagion di che tu miri»

 

Cosi nel silenzio del suo opificio, Nando Preti manipolando ombre e luci, e dosando il tempo nel vivace occhio degli obbiettivi fulminei, da figura alle nostre ombre «Secondo che ci affiggon li desiri». Bravo Preti. È necessario che qualcosa resti di noi e degli altri e nell'affetto migliore, coi segni del volto, sì... ma anche con quelli dell'anima che tu traduci mirabilmente e ne dai veste. Domani, lontano da noi, nello spazio, o lontano nel tempo, un amico, un figliuolo innamorato si chineranno con ansia e con dolcezza, con rimpianto... chissà con quali e quanti sentimenti, sull’immagine cara. Su qualcuna, cominciando da quella della madre, si ci sofferma volentieri sempre collo sguardo, si depone sempre volentieri un bacio. Così!

Paolo Ferrari.

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