Nell'ambito delle concessioni minerarie demaniali di Salsomaggiore per acque minerali e idrocarburi, nella località Centopozzi a sud-est della cìttà dove anticamente erano stati scavati molti pozzi ordinari per lo sfruttamento delle acque saline, il Demanio, accordò alla Società. Petrolifera Italiana la facoltà di eseguire ricerche di idrocarburi sino al 1954. La Società iniziò subito: vennero perforati 88 pozzi di cui 17 risultarono sterili e 71 produttivi di petrolio e gas. Contemporaneamente alle esplorazioni della Soc. Petrolifera Italiana, l'AGIP, che deteneva un vasto permesso di ricerca, iniziò l'esplorazione in due cantieri prossimi ai confini della concessione Salsomaggiore: Rio Ferdane, e Rovacchia. Nel primo cantiere, vennero perforati 36 pozzi a profondità non superiore ai 200 metri, in gran parte produttivi di petrolio e gas. Nel cantiere Rovacchia, situato a qualche centinaio di metri verso sud-est, vennero perforati 37 pozzi a profondità media di m. 150, pure in gran parte produttivi. Nel 1935 venne abbandonato per esaurimento il cantiere di Rio Ferdane, e nel 1938 quello del Rovacchia, dopo un tentativo di utilizzare il gas di due pozzi presso Tabiano che era stato ceduto alla SURGI, la quale aveva installato un impianto di compressione a Salsomaggiore impiegando il gas provenienti dai pozzi demaniali per l’autotrazione! La produzione massima di petrolio si ebbe nel 1932, e quella del gas nel 1937.Fu il 1950 l’ anno della rinuncia della sub concessione da parte della SPI per esaurimento dei giacimenti.

 

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