Da antichi documenti, sembra che i pozzi dai quali si estraeva l’acqua per la produzione del sale fossero circa duecento, sparsi nel territorio di Salsomaggiore, cioè Salsominore, Centopozzi, Bargone e Tabiano.

Erano scavati a mano, di diametri differenti (fino a 2 metri!), rivestiti parzialmente di mattoni o legname. Raggiungevano profondità varie, da 10 a 70 metri; la portata era modesta, dato che l’acqua veniva estratta coi secchi.

Nel 1860, secondo il Valentini, erano attivi circa 75 pozzi, dai quali si ricavavano 15.000 quintali di sale all’anno, facendo evaporare l’acqua riscaldandola in “padelle” a fuoco diretto; in questo modo sono state spogliate le colline salsesi dai boschi che ne adornavano la vallata.

Nel 1899 le Regie Saline e Bagni erano proprietarie di questi pozzi artesiani:

Pozzo Scotti         perforato nel 1864,

Pozzo Dalla Rosa            “”              1878,

Pozzo Numero 5              “”              1885-1886,

Pozzo Numero 6              “”              1888,

Pozzo 3 bis                       “”              1888-1889,

Pozzo Saline o Nuovo     “”               1897,

Pozzo Scotti             riperforato        1898.

Negli anni ’20, durante la trivellazione di un pozzo per la ricerca di acqua potabile in località Lodesana, dalla profondità di circa 60 metri vennero espulsi dal getto d’acqua bellissimi esemplari di conchiglie e residui fossili marini!

L’acqua ottenuta dall’estrazione, è quella che viene chiamata “salsoiodica naturale”. Ha una temperatura propria di 16° C, è di sapore un po’ amarognolo, ed ha sempre sentore di petrolio

La sua densità è 16° Baumè, e contiene sciolti per litro 179,164 g. di sali minerali, di cui 154,022 g. di cloruro di sodio, cioè sale da cucina; ad esso sono associati in quantità eccezionalmente alta iodio, bromo, stronzio, acido borico e petrolio, ed ancora circa 20 cc di gas metano.

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