Monumento Romagnosi
Alla morte del Romagnosi si pensò di erigere un monumento in onore dell'illustre cittadino. La città termale però non era riuscita per mancanza di fondi ad erigere il monumento. Nel 1853 su incarico di Giovanni Valentini, Pietro Giordani redisse l'iscrizione che ancora oggi si legge sulla facciata della casa natale del Romagnosi. Un'altro tentativo fu fatto una decina di anni dopo, ma nonostante le offerte raccolte, la disponibilità gratuita dello scultore Salsese Cristoforo Marzaroli, il dono di alcuni blocchi di marmo da parte di VITTORIO EMANUELE II e del Demanio, i lavori procedettero molto lentamente. Nel 1865 da Firenze presso l’Accademia di Belle Arti lo scultore inviava a Salsomaggiore il bozzetto dell’opera. Ma la morte lo colse nel 1871 prima di poter iniziare l’opera. Fu allora il Comune ad accollarsi le spese per la costruzione del monumento, che affidò a GUGLIELMO CORNISH, il quale aggiunse nel retro del piedistallo un bassorilievo che raffigurava il Marzaroli seduto di fronte al bozzetto della sua statua. I seguenti versi incisi nel marmo spiegano il bassorilievo:
“Marzaroli il pensò; nel fior lo colse morte, e scolpirlo di sua man gli tolse”
Da In aqua salus Per realizzare il monumento fu nominata una prima commissione nel 1853 presieduta dal Podestà Antonio Redenti, che dispose la realizzazione della lapide commemorativa:"... che il Podestà del Comune faccia subitamente scolpire e porre alla casa ove nacque il grand'uomo l'iscrizione che fu scritta dal Giordani e questo a spese del Comune medesimo.." Un'altra commissione nel 1865 presieduta dal Sindaco Marchese Guido Dalla Rosa deliberava per l'erigendo monumento: Che lo stesso Podestà si faccia autorizzare dalla Reale Altezza dell'Augusto Sovrano nostro Principe onde aprire una sottoscrizione in tutti gli stati Parmensi e anche fuori per l'erezione di un più durabile e grandioso monumento al venerato filosofo il quale, scolpito da valente artista, sia degno del nome del laudato e sfidi la prepotenza del tempo." Oltre alla pubblica sottoscrizione che l'apposita commissione aveva promosso, furono risolutivi per la realizzazione del monumento il dono di un blocco di marmo da parte del Re Vittorio Emanuele II e dell'opera gratuita prestata da Cristoforo Marzaroli.
L’inaugurazione che avrebbe dovuto compiersi nel 1873 subì ritardi a causa di una seppur contenuta epidemia di colera. La statua fu inaugurata il 2 agosto del 1874. Il Marchese Guido Dalla Rosa come presidente della commissione per il monumento e Sindaco di Salsomaggiore fece il discorso inaugurale.
Da In aqua salus Accolti al suono della banda musicale che intonò l'Inno Reale, si toglievano le tele che coprivano il monumento, ed appariva all'ammirazione del pubblico la maestosa fronte del Romagnosi atteggiata dallo scultore a profondi pensieri. Tenne l'orazione ufficiale Pietro Torrigiani, deputato, docente universitario, chiamato a Salsomaggiore in rappresentanza della città di Trento..
Guida di Salsomaggiore e Tabiano 1927 Erano presenti molte autorità tra cui il Conte Girolamo Cantelli, Ministro dell’Interno; S.E. il Comm Gaspare Finali Ministro dell’Agricoltura, Il Conte Ferdinando Consolati podestà di Trento, il Senatore Finali, le rappresentanze dell’Università di Parma, Bologna, Pavia, il Prof. Pietro Sbarbaro in rappresentanza dell’Università di Macerata, Camerino, Perugia, Palermo, Sassari, Catania e delle RR. Accademie di Scienze, Lettere ed arti di Messina, Palermo e Mantova.
Salsomaggiore primo centenario delle cure Parecchie furono le personalità invitate, ma molte non venirono tra cui Giuseppe Verdi, e Cesare Cantù, i cui autografi sono conservati in Municipio. Cesare Cantù scriveva:" Io sono stato il primo che, sulla bara stessa del Romagnosi, sottoscrissi per erigergli un monumento, quando questi non erano sviliti dalla professione. Ma scrissi la necrologia, poi la vita, ristampata più volte, ed anche ultimamente nei ritratti degli Illustri Italiani. Ciò le dica quanto culto di riconoscenza conservo per quel maestro. Esulto dunque alle nuove onoranze che gli rende la patria sua, e dolente di non potervi intervenire, ringrazio V. S. dell'invito che ricevo oggi stesso, e mi unisco coll'animo a quelli che festeggiano un nome così venerabile". Giuseppe Verdi Rispondeva così:" Io mi trovo singolarmente onorato, ch'ella abbia voluto pensare a me coll'invitarmi alla cerimonia che avrà luogo per l'inaugurazione del monumento a Romagnosi. Ma voglia la prego, tenermi per iscusato, se continuando, anche in questa circostanza, le mie antiche abitudini, io declino l'onore di assistere a quella solennità". Alla inaugurazione vi partecipò il podestà della città di Trento in cui il Romagnosi fu Pretore per tre anni consecutivi fino al 6 maggio 1793, così rispondeva all'invito:" Il consiglio al quale io mi affrettai a darne atto, accolse con unanime voto la idea che questa città debba essere rappresentata a quell'atto solenne, destinato a perpetuare la memoria di quel grande che la illustrò colla sua preferenza e collecospique sue opere. Tenne infatti il Romagnosi per vari anni stabile dimora fra di noi fungendo nel 1791 quale Podestà, indi quale SegretarioGenerale del Consiglio superiore istituitesi a Trento nel 1801 nel periodo intermedio fra l'Amministrazione Imperiale e la Capitolare, e portando per di più quel tributo esimio alle scienze fisiche che fu segnalato dalla scoperta dell'elettro magnetismo, da lui fatta appunto nella città di Trento"
Da In aqua salus Il pranzo d'onore ebbe luogo all'albergo Grande, vi parteciparono sessantadue invitati, accolti dal Sindaco e dalla consorte, la Marchesa Irene Dalla Rosa. Era presente anche Defendente Sacchi, storico, che fu in anni molto lontani allievo di Romagnosi. Egli commosse tutti con questo dolcissimo ricordo del maestro:.. parlava sempre con affetto del suo borgo natale, rammentava un roseto esistente presso la sua abitazione, roseto che egli fin dall'infanzia usava curare con speciale amore, sì che sempre amò le rose fra tutti gli altri fiori, per cui gli allievi usavano fargli giornalmente il dono di una rosa.. " Dopo il pranzo vi fu il grande concerto vocale e strumentale diretto dal Maestro Giusto Dacci, con la partecipazione del tenore Italo Campanini. Terminato il concerto, in un susseguirsi incalzante di avvenimenti a sorpresa, i fratelle Papi di Roma, applauditissimi, accesero i fuochi d'artificio nel prato del demanio di fronte alle Saline e alla fine, si aprirono le danze nel grande salone dello Stabilimento Vecchio. Solo al sorgere del sole la festa ebbe termine. Il racconto si è avvalso delle notizie contenute nel libretto edito da Grazioli (Parma 1875): Cenni storici sull'inaugurazione del monumento a G. D. Romagnosi. Il libretto fu causa di lunghe e accese discussioni in Consiglio Comunale, poichè nessuno voleva accollarsi la spesa di 200 lire, una lira per copia: non la Commissione del Monumento, che alla fine fu sciolta, e neanche il Consiglio Comunale, che "non ne assunse mai l'obbligo e fece parte della Società del Monumento soltanto con un'offerta qualsiasi. Se in un primo tempo le richieste pressanti dell'editore non furono accolte "non aspetta al Consiglio Comunale di entrare nel merito dei conti presentati dal Marchese Guido Dalla Rosa" fu deliberata in seguito una transazione che ebbe però effetto soltanto nel 1884, era allora sindaco Giacomo Giovannini.

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