Il Castello domina dall’alto, come un gigante, un ampio orizzonte; è una superba mole merlata, vestita d’edera, simbolo di eterna giovinezza e ricordo di aspre lotte feudali. Nel 1149 Delfino Pallavicino, soccorso dai Parmigiani e dai Cremonesi, oppose valida resistenza ai Piacentini, i quali però, tornati l’anno dopo all’assalto, l’espugnarono, radendolo spietatamente al suolo. Il figlio di Delfino, morendo nel 1180, legava la signoria di Tabiano ai Canonici di Parma, signoria poco dopo ceduta ai fratelli Jacopo e Gherardo da Cornazzano (1180-1186). Successivamente la nobile famiglia Pallavicino riconquistava l’avito maniero, ed un’ altra volta ne veniva spogliata nel 1374 da Bernabò Visconti, il quale lo restituì nel 1390 a Nicolò Pallavicino, celebre capitano, suo consigliere. Spentosi il ramo feudale Pallavicino di Tabiano, il castello passò di diritto alla Camera ducale nel 1756, che lo infeudò alla nobile famiglia Sermattei di Assisi. Da questa passò ai Landi, poi agli Scotti, ed infine alla famiglia Corazza, che tuttora lo detiene. E’ noto che nel 1401 Nicolò Pallavicino e la moglie, mentre si trovavano nel delizioso castello di Tabiano, caddero entrambi vittime del tradimento, avvelenati dai servi. Fatalità? Oh no! Negli estremi momenti della sua vita, fra gli spasimi della morte che stava per ghermirlo, Nicolò avrà certamente ricordato, come in una visione, gli atroci assassinii compiuti nel vicino castello di Bargone; fra gli altri, gli infelici suoi cugini, così finalmente vendicati! Con questo ed altri castelli i Pallavicino dominarono lungamente i dintorni. Dal 1882 è proprietà della Famiglia Corazza, che affidò all’architetto Mario Vacca il compito di ristrutturazioni che hanno mutato l’aspetto originario del castello e del borgo che lo contorna.

 

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