Su di un colle, tra i due torrenti Ghiaia e Rovacchia, appare l’antico castello: edificato prima del Mille, appartenne ai Vescovi di Parma, passando nel XII° secolo sotto la signoria dei Pallavicino, ghibellini. Per lungo tempo fu causa di discordia fra piacentini e parmigiani. Passò nel ‘600 ai Farnese; Ranuccio II nel 1650 investì del feudo il marchese Felice Mari di Genova. Passò successivamente ai Pallavicino di Genova, ai Lomellini, ai Pratolongo, ecc….Nel 1374 fu al centro di una sanguinosa congiura ordita da Francesco e Nicolò Pallavicino, signori di Scipione e Tabiano, contro lo zio Iacopo: avidi di estendere il loro potere, Francesco si recò a Bargone e, durante la cena, nell’intimità della famiglia, assassinò lo zio con numerose pugnalate. Successivamente, però, si rifiutò di consegnare la rocca a Nicolò e se ne proclamò signore. Nicolò se ne impossessò solo alla morte di Francesco, dopo aver rinchiuso in una torre, e lasciato morire, anche il cugino Giovanni. Ma il delitto grida vendetta: Nicolò morirà, avvelenato, nel castello di Tabiano nel 1401. Conserva il mastio merlato con rade finestre a feritoia, un cortile cinquecentesco con serliane su colonne, ed è cinto da un bel parco.

La bella chiesa è stata ricostruita nel 17° secolo. E’ oggi di proprietà privata, sede di un’azienda vitivinicola.

 

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